#CMINFORMA – I CONSUMATORI E I PRODOTTI BIODEGRADABILI

#CMINFORMA – I CONSUMATORI E I PRODOTTI BIODEGRADABILI

Nonostante la direttiva Europea che metterà al bando diversi articoli in plastica monouso dal 2021, non sia ancora stata recepita dal Parlamento italiano e trasformata in reali provvedimenti per il nostro Paese, il mercato ha già cominciato a trasformarsi considerevolmente.

Moltissimi Italiani si stanno muovendo in anticipo rispetto a norme e provvedimenti, chiedendo anche articoli in materiali alternativi, come i bicchieri, che non verranno resi illegali dalla normativa.

Nonostante questi comportamenti siano lodevoli e dimostrino un grande interesse dei consumatori per l’argomento “plastic-free”, dal lato dell’industria e dell’offerta di articoli biodegradabili, la richiesta corre più veloce delle capacità produttive. La bioplastica conosciuta come PLA per esempio (acido polilattico, ricavato dalla lavorazione del mais), non viene ancora prodotta in quantità sufficiente a soddisfare tutta la richiesta di piatti, posate, bicchieri, finger food…
E i prezzi dei prodotti salgono.

Al contrario però, altri materiali alternativi come la polpa di cellulosa (derivata dalla canna da zucchero e utilizzata principalmente per produrre piatti e contenitori) e le bioplastiche morbide (utilizzate per i sacchetti e le buste), sono altamente disponibili. Ciò si traduce in una riduzione dei prezzi.

Mentre in varie parti del Paese, comuni e provincie stanno adottando provvedimenti locali per rendere esercizi e zone “plastic-free”, a livello nazionale, una sola normativa generale sta realmente per essere applicata: l’imposta sugli imballaggi in plastica. Da giugno 2020, verrà applicato un severo tributo di 1€ per ogni kg di plastica prodotta, pari ora a un aumento medio del 100% del suo costo.

Da questa tassazione potrebbero essere escluse le bioplastiche (compostabili ma non rigenerabili) e le plastiche riciclabili (come il PET, che non è biodegradabile).

Cerchiamo infine di fare un po’ di chiarezza riguardo a cosa si intende per “bioplastiche” e altri termini molto diffusi e molto confusi.
Possono essere di due tipi a seconda di cosa è “bio”

  1. Se è bio la materia prima, le plastiche sono biodegradabili ma non riutilizzabili o riciclabili. Se sono compostabili, dopo l’uso si gettano tra i rifiuti organici.
  2. Se è bio lo smaltimento, si parla di materiali che contengono al loro interno anche percentuali di plastica convenzionale, per renderli resistenti

Insomma, gli italiani sono molto attenti al problema della plastica monouso e, per risolverlo al più presto, si stanno muovendo velocemente verso materiali alternativi e biodegradabili. Così velocemente che le aziende faticano a stare al passo.

Una spinta sicuramente nobile ma per la quale bisogna trovare un equilibrio con l’offerta, per non produrre prezzi elevatissimi e non esaurire i prodotti.

Fonte: ilSole24Ore

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