#CMINFORMA – PARMIGIANO REGGIANO E IL PIANO DI REGOLAZIONE OFFERTA

#CMINFORMA – PARMIGIANO REGGIANO E IL PIANO DI REGOLAZIONE OFFERTA

Lo scorso 13 agosto è stato approvato il decreto 8868 che stabilisce il Piano di Regolazione offerta del Parmigiano Reggiano per il triennio 2020/2022. Una buona notizia per il Consorzio Parmigiano e per il nostro paese che, nel 2018, ha registrato il più alto livello di produzione del formaggio nella storia (3,7 milioni di forme).

Oltre ad essere il primo marchio Dop al mondo per influenza, il Parmigiano Reggiano è anche il primo prodotto food DOP/IGP per valore di produzione, in cui l’export rappresenta il 40% del consumo. Si tratta insomma di una delle punte di diamante della nostra economia e della nostra cultura.

Negli ultimi anni soprattutto, la filiera ha visto una crescita regolare delle imprese, della produzione e delle risorse, che hanno accompagnato il rilancio della marca.
Con il nuovo piano appena approvato, vengono innanzitutto confermati:
quote di produzione agli allevatori
contribuzione aggiuntiva versata da chi supera i livelli soggettivi

Questo permetterà alle aziende di crescere con flessibilità e costanza, adattandosi ai cambiamenti del mercato. Infatti, è possibile per loro, intervenire di anno in anno su punti di riferimento, livelli di contribuzione e sconti.

Riguardo all’export, il mercato americano è il secondo più grande dopo la Francia per il Parmigiano Reggiano. I consumatori statunitensi sono evoluti, attenti alla sostenibilità, tracciabilità e naturalità del prodotto che acquistano. Sanno apprezzare il valore del Made in Italy esportato dal prodotto e per questo il Consorzio, punta a rendere quello degli USA il primo mercato estero di riferimento.

Questo però è reso più difficile da una seria minaccia del presidente Trump di applicare un dazio pari al valore del prodotto importato. Questo significa che il dazio applicato sul Parmigiano Reggiano passerebbe dagli attuali 2,15$ a 15$ al kg. Considerando tutti i passaggi della filiera di distribuzione e i vari ricarichi del prodotto, si stima che il prezzo finale possa passare da 40$ a 60$ al kg, un aumento non indifferente per i consumatori. Secondo le previsioni, si potrebbe assistere addirittura a un crollo dell’80/90% dei consumi a conseguenza dell’aumento di prezzo.

Chi ne trarrebbe beneficio sarebbe il prodotto americano conosciuto come Parmesan, un formaggio grana che ha come unico vero punto in comune con l’originale italiano, la possibilità di essere grattugiato. Nonostante le differenze qualitative e di marca evidenti però, i consumatori americani possono essere convinti di acquistare il vero Parmigiano, quando scelgono quello.

Il Consorzio si sta infatti battendo perché all’estero, il nome Parmesan possa essere associato solo al formaggio Dop italiano, in modo che i consumatori scelgano con maggiore cognizione. Il rischio perciò non è solo una grande perdita per le aziende produttrici italiane ma anche per tantissimi consumatori stranieri.

Inoltre, anche molte aziende statunitensi subirebbero le immediate conseguenze negative della politica protezionista di Trump. Solo il 25% del prodotto infatti arriva alla vendita al consumatore finale, in forme intere non lavorate. Tutto il resto passa attraverso trasformatori americani che lo porzionano in diversi formati. Questo business vale circa 200 milioni di dollari, che potrebbero subire un’enorme riduzione a causa della caduta dei consumi.

Insomma, la minaccia è reale e molto preoccupante, non solo per le nostre aziende e il nostro prodotto, bensì anche per tanti consumatori e lavoratori negli USA

Fonte: ristorazioneitalianamagazine

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