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#CMINFORMA – IL MERCATO DELLA BIRRA NELLA DISTRIBUZIONE

#CMINFORMA – IL MERCATO DELLA BIRRA NELLA DISTRIBUZIONE

Stando a uno studio di IRI, i dati del 2019 mostrano ottimi risultati nel settore della distribuzione di beverage e in particolare di birra. Nonostante l’anno passato sia stato caratterizzato da una stasi economica, la spesa delle famiglie nel Largo Consumo ha mostrato performance positive 

#CMINFORMA – I LOCALI SERALI NELLE CITTÀ ITALIANE

#CMINFORMA – I LOCALI SERALI NELLE CITTÀ ITALIANE

Quello dei bar “trendy”, che fanno dell’attività serale il loro business principale, è una realtà in espansione nel nostro Paese. Una ricerca ne ha analizzati oltre 300 e ha raccolto dati che dipingono uno scenario abbastanza preciso. Questi locali hanno una dimensione media, maggiore di 

#CMINFORMA – CRESCONO I PICCOLI BIRRIFICI

#CMINFORMA – CRESCONO I PICCOLI BIRRIFICI

Quella dei birrifici artigianali è una realtà aziendale sempre più diffusa e identificata, in Italia negli ultimi anni. La più famosa associazione di categoria ad essi dedicata, Unionbirrai, in collaborazione con l’Università di Firenze, ha condotto un profondo studio di settore e prodotto dati precisi che testimoniano in modo chiaro questo fenomeno.

Negli ultimi 20 anni le aziende si sono moltiplicate esponenzialmente, prima al Nord e poi per tutto il resto della penisola. Ad oggi, le circa 700 unità produttive hanno visto un incremento del +55% negli ultimi 3 anni e un aumento degli occupati del +16% nello stesso periodo.

Ciò che è ancora più importante però, è il contributo che questa crescita ha dato alla percezione della birra e alle sue modalità di consumo, aiutando a sdoganare questo prodotto anche in ambienti in cui storicamente non era così apprezzato (enoteche e ristoranti).

I principali artefici di questa crescita sono piccole e piccolissime imprese: l’84% dei partecipanti allo studio ha meno di 5 dipendenti e il 51% sono ditte individuali.
Oltre ai birrifici (57%) troviamo anche diversi brewpub (25%) ossia attività che producono e servono direttamente il prodotto al consumatore finale.

Riguardo ai prodotti, le birre ad alta fermentazione sono quelle prodotte maggiormente, a differenza di quelle scelte dalle grandi multinazionali. Il fusto, inoltre, rappresenta il confezionamento più diffuso, significativo di una scelta professionale di molte aziende e pub.

Dallo studio emerge poi che per la maggior parte delle aziende, il fatturato, che in media di attesta sui 380mila euro l’anno, è in crescita.

Per quanto riguarda il lato dei consumatori, l’indagine rivela che il 40% degli intervistati sono intenzionati ad aumentare il consumo di prodotti artigianali: segno evidente di un’attenzione sempre maggiore delle persone alla qualità.

Un grande aiuto a queste attività è arrivato dal decreto che ha ridotto notevolmente le accise per queste aziende: l’obiettivo era di dare sollievo fiscale a piccole realtà imprenditoriali e semplificare le procedure.

Allo stesso tempo però, se il mercato è florido e in crescita, è sempre maggiore anche la concorrenza e i comportamenti non troppo corretti di certi attori. Le grandi multinazionali infatti, per sfruttare le potenzialità di questo settore, hanno cominciato a dedicarsi alla produzione di birre “artigianali”. Per definizione però, questi prodotti non sono artigianali, in quanto non rispettano determinati processi produttivi e limiti di quantità. Diventa perciò importante diffondere la corretta informazione e definire chiaramente da un punto di vista legale ciò che appartiene al mondo artigianale e ciò che non ne fa parte.

Secondo i rappresentati di Unionbirrai infine, le migliori scelte per i piccoli birrifici artigianali al fine di continuare in salute la loro attività e crescere sono: strutturarsi maggiormente, legarsi al proprio territorio anche in termini di materie prime e aprire una taproom o locale di riferimento per un più diretto contatto con il consumatore.

Fonte: bargiornale

#CMINFORMA – IL FUTURO DELLA RISTORAZIONE (2/2)

#CMINFORMA – IL FUTURO DELLA RISTORAZIONE (2/2)

Nell’ultimo approfondimento abbiamo visto 5 modi in cui cambierà il mondo della ristorazione nei prossimi 10 anni, basandoci su tendenze ben visibili oggi. Lo puoi leggere cliccando QUI Tecnologia, sostenibilità, trasparenza nella comunicazione sono solo esempi dell’evoluzione che coinvolgerà bar, ristoranti, pizzerie e altri locali. 

#CMINFORMA – IL FUTURO DELLA RISTORAZIONE (1/2)

#CMINFORMA – IL FUTURO DELLA RISTORAZIONE (1/2)

Come cambierà il mondo nei prossimi 10 anni? Nello specifico cosa ci sarà di nuovo nel settore della ristorazione? I trend in atto oggi ci suggeriscono già quali novità possiamo aspettarci. Ve ne presentiamo alcune. Capacità imprenditoriale Già in questi anni si è manifestata una 

#CMINFORMA – BIRRA: FILIERA DA 9 MILIARDI DI EURO

#CMINFORMA – BIRRA: FILIERA DA 9 MILIARDI DI EURO

L’abbiamo detto diverse volte: la filiera della birra in Italia ha acquisito negli ultimi anni sempre maggiore importanza. Il suo valore condiviso è cresciuto di oltre 1 miliardo di euro (+17%) dal 2015 al 2018, superando i 9 miliardi totali. L’intera economia italiana è cresciuta solo del 7% nello stesso periodo.

Di questa ricchezza hanno beneficiato i produttori, ma soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera, oltre che lo Stato italiano. La crescita maggiore si è vista nel valore delle forniture di materie prime (+55%), mentre crescono in modo lineare produzione, distribuzione e vendita. Le fasi iniziali e finali nel processo hanno un impatto maggiore della singola produzione sul benessere nazionale.

Inoltre, se compariamo questa filiera con altri comparti del Made in Italy, la ricchezza generata dalla birra rappresenta la metà del valore della produzione di bevande nazionale.

La ricerca che ha prodotto questi dati, ha analizzato il triennio in cui la curiosità degli italiani verso il mondo della birra è cresciuto maggiormente: un vero e proprio fenomeno gastronomico, culturale e socio-economico. Oltre al “semplice” consumo, gli italiani si concentrano sempre di più anche su corsi amatoriali e professionali per diventare sommelier, aperture di microbirrifici, scaffali dedicati nei supermercati…

Un altro contributo importantissimo dato da questa filiera riguarda l’occupazione: in generale nel nostro Paese, 92.190 persone lavorano in questo settore, con un aumento di 4500 posti di lavoro nel triennio 2015-2018.

Da parte delle aziende invece, la valorizzazione della birra viene promossa tramite innovazione, alta formazione e diversificazione dei gusti e dell’offerta. Da tempo gli investimenti in questi asset sono stati incrementati dalle grandi aziende ma anche dai piccoli imprenditori. Il gruppo Heineken per esempio, ha creduto molto nella valorizzazione delle birre locali: territori, persone, tradizioni sono stati trasferiti “nella birra”, per andare incontro al consumatore che cerca un prodotto con una storia da raccontare, un’esperienza in cui riconoscersi.

Nello specifico, Roma e Milano rappresentano due poli fondamentali per i consumi domestici del prodotto. Insieme, le due città rappresentano quasi il 20% delle vendite totali di birra nel canale moderno (GDO).

Insomma, com’è possibile vedere dalle cifre, le conferme dell’importanza la filiera della birra per l’economia italiana, continuano ad arrivare. È opportuno continuare a investire in questo florido mercato, che può portare vantaggi a tutti.

Fonte: horecanews.it

#CMINFORMA – ELIMINARE LE CANNUCCE NON BASTA

#CMINFORMA – ELIMINARE LE CANNUCCE NON BASTA

Nonostante il Parlamento Europeo abbia approvato una direttiva che vieta, dal 2021, alcuni articoli monouso in plastica (piatti, posate, cannucce…) e imponga una riduzione del consumo per tanti altri prodotti (contenitori per alimenti, tazze per bevande…), in Italia, la plastica usa e getta NON è 

#CMINFORMA – I CONSUMATORI E I PRODOTTI BIODEGRADABILI

#CMINFORMA – I CONSUMATORI E I PRODOTTI BIODEGRADABILI

Nonostante la direttiva Europea che metterà al bando diversi articoli in plastica monouso dal 2021, non sia ancora stata recepita dal Parlamento italiano e trasformata in reali provvedimenti per il nostro Paese, il mercato ha già cominciato a trasformarsi considerevolmente. Moltissimi Italiani si stanno muovendo 

#CMINFORMA – CULINARY COCKTAILS: BARTENDERING DI LUSSO E ALTA CUCINA

#CMINFORMA – CULINARY COCKTAILS: BARTENDERING DI LUSSO E ALTA CUCINA

Una delle tendenze più affermate nel mondo della ristorazione è la sempre maggior diffusione dei cosiddetti culinary cocktails, nati dalla fusione di bartendering di lusso e alta cucina. L’obiettivo di questa combinazione è di realizzare ricette ricercate e soddisfare la necessità di rinnovarsi dei ristoratori.

Nel risvolto più concreto, questa proposta consiste nell’abbinare specifici cocktail ai vari prodotti gastronomici di qualità. Il più classico bicchiere di vino viene quindi sostituito e si cerca di produrre effetti diversi. Nuovi sapori e abbinamenti curiosi si aggiungono a una conoscenza della cultura cocktail, cui clienti anche novizi possono accedere ora più facilmente. Questi drink più o meno complessi non si consumano più unicamente in aperitivo o lontano dai pasti, ma ne diventano protagonisti insieme ai piatti.

Se disposti in una sequenza logica e ben studiata infatti, i culinary cocktails possono “reggere” un’intera cena. Molti locali e ristoranti, a tal proposito, hanno cominciato a proporre veri e propri menu degustazione dedicati a questi nuovi protagonisti. I clienti possono assaporare percorsi di gusto e innovazione, accompagnati da una presentazione originale e stilosa.

Per essere di successo però, questi cocktail non possono essere banali o improvvisati. Al contrario serve uno studio preciso e il rispetto di una serie di caratteristiche chiave che il drink deve avere:
Leggerezza: il cocktail deve accompagnare il pasto, non esserne il solo protagonista. L’uso dei superalcolici quindi è da considerarsi limitato
Colore: il look di queste creazioni ha un’importanza cruciale. Un cocktail variopinto, decorato, che attiri prima di tutto lo sguardo dei commensali è di sicuro vincente. Per renderlo tale, è consigliabile l’uso di succhi ed estratti di frutta e verdura. Anche fiori eduli sono ben accetti
Aroma: il sapore del cocktail è il principale punto di contatto tra questo e la pietanza servita. Aromi diffusi e che si abbinano bene sono agrumi e angostura, irrinunciabili
Congruità: gli abbinamenti tra cocktail e piatto devono essere ben progettati e gli aromi devono essere coerenti tra loro per risultare gustosi al palato. Esempi vincenti sono cacciagione e frutti rossi, così come pesce e agrumi e frutti tropicali-carni rosse italiane.
Eleganza: trattare i culinary cocktails come prodotti gourmet è fondamentale. I drink devono essere presentati con precisione e stile, come avviene con i piatti. Curare i dettagli e scegliere gli abbinamenti di colore azzeccati sono i must. A tal proposito, consulta il nostro catalogo dedicato al mondo mixology cliccando QUI: troverai tanti bicchieri, calici e altri articoli professionali perfetti per servire cocktail dal look sorprendente

Il mondo del bartendering e dei cocktail è sempre in evoluzione e costante cambiamento: offre quindi opportunità sempre nuove per differenziarsi dai concorrenti e stupire i commensali. Per ottenere tali risultati però, occorre investire tempo, attenzione e tante risorse allo studio e monitoraggio di questo mondo. Collaborazione e sinergie tra chef e bartender sono perciò fondamentali, per realizzare creazioni originali e stupefacenti.

Fonte: panoramachef.com

#CMINFORMA – PROFESSIONI EMERGENTI NELLA FILIERA DELLA BIRRA

#CMINFORMA – PROFESSIONI EMERGENTI NELLA FILIERA DELLA BIRRA

Quello della birra è un settore in costante crescita nel nostro Paese, sotto diversi punti di vista. Uno dei più rilevanti è quello dell’occupazione. Dati alla mano, è immediato notare l’importante contributo che la filiera sta dando ai nostri lavoratori: – crescita dell’occupazione +5% in